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Mar
31
2010

L'Italiano

Scritto da Preve

italiano


Il mio dubbio piu' grande era come cominciare un discorso senza far fuggire metà dei lettori.
Si puo' dire che l'articolo è scritto al contrario dato che la sua "musa ispiratrice", una frase di un famoso scrittore, la troverete alla fine e credo che se letta con calma, anche voi converrete con me della sua bellezza.
Ma non passate subito alle ultime righe; non sminuitemi così, che mai potro' essere al suo pari.
Leggete prima ciò che ho da dirvi e poi assaporate quelle parole.


Parlero' in questo articolo dell'italiano, da intendersi come lingua usata ormai solo dal popolo italiano, nella città del Vaticano, nellla Repubblica di San Marino, nel canton Ticino e parzialmente nel canton Grigioni in Svizzera e da qualche povero studente straniero che, nella malaugurata sorte, si è trovato a tu per tu con questa lingua.

L'italiano è una lingua complicata e non è di certo mia intenzione insegnarvi un uso appropriato della stessa, fondamentalmente perché sono il primo, nonostante gli sforzi, a non saperla usare.
Devo premettere che la mia sarà una semplificazione di non poco conto e di certo potrei commettere qualche errore, ma spero che possiate, nell'eventualità, perdonarmi.

Si sentono spesso affermazioni di questo tipo:
-Se l'italiano nella realtà è il dialetto fiorentino, perché è stato scelto proprio quello e non, ad esempio, quello Lombardo?
-Con l'unità d'Italia si è deciso che la lingua ufficiale fosse l'italiano, cioè il fiorentino. Perché non si è scelto, ad esempio, il dialetto Veneto (la mia regione)?

Vi sono delle incongruenze: i re d'Italia, della casata dei Savoia, erano originari, se la memoria non m'inganna, della Francia, poi stabilitisi nel Piemonte.
Perché dei Piemontesi avrebbero dovuto scegliere come lingua il dialetto di una regione, per qualche verso, conquistata, e non la propria?
Nella realtà, piu' che scelta, fu un obbligo!
Infatti l'italiano non divenne la lingua del territorio italiano all'epoca dell'unità d'Italia, ma lo divenne molto, molto tempo prima.

Sappiamo che l'italiano/fiorentino era una lingua molto diffusa già nel 1200!
Lo sappiamo, tra le altre, perché un personaggio odiato attualmente da molti studenti decise di utilizzare quella lingua volgare (volgo= popolo in senso dispregiativo) per comporre una delle opere magne dell'intera letteratura mondiale: La Divina Commedia.
Eh si, sto proprio parlando di Dante Alighieri ed è proprio leggendo un frammento di un suo testo che ho provato un forte senso di orgoglio nell'essere anch'io tra coloro che,bene o male, conoscono questa nostra lingua.  Il frammento lo riportero' alla fine.

La domanda resta: perché il fiorentino?
All'epoca dei Comuni prima e delle Signorie poi Firenze fu una delle grandi potenze economiche: pensate che come numero di abitanti era piu' popolata di Parigi o di Londra. Tale crescita fu possibile anche per due ragioni che qui ci interessano:
- per la sua posizione riuscì ad essere meno colpita dalle invasioni barbariche che portarono sovente distruzione e degrado
- sempre per la sua posizione divenne centro dell'economia "italiana".
Si trova infatti in posizione strategica di collegamento tra il nord d'Italia e d'Europa e il sud d'Italia (che all'epoca era prospero e forte). Se ci pensate bene, tale situazione è valida tuttora dato che anche le vie di comunicazione tra nord e sud odierne, passano per Firenze.

Oggi qual'è la lingua internazionale usata nel commercio?
L'nglese.
Perché?
Semplicemenente perché l'egemonia dell'economia era in mano prima all'Inghilterra con le sue colonie e ora all'America. Ovvio quindi che si parli la lingua degli stati che hanno maggior centralità nei traffici economici.

Ebbene, all'epoca questo ruolo era di Firenze ed era normale quindi per i commercianti saper parlare il Fiorentino. Ecco perché l'italiano si basa sul fiorentino (si badi bene: si basa, non "è" il fiorentino) Semplicemente era de facto la lingua piu' parlata nei territori italiani (l'Italia non esisteva). Ma non era il latino la lingua ufficiale?
La domanda è legittima, ma si deve tener conto che già allora il latino era una lingua dotta, che necessitava di essere studiata e quindi era alla sola portata dei ceti piu' alti, dei nobili, del clero, dei ricchi commercianti, dei notari, degli speziali...ma la lingua parlata dal popolo era il volgare, cioè quello che oggi è diventato il dialetto.

Anzi, sembrerà buffo, ma già nel medioevo il latino cominciava, per i piu' accorti, ad essere considerata una lingua "morta".
E ci avviciniamo alla conclusione dicendo che Dante Alighieri biasimava gli appartenenti ai ceti piu' elevati (di cui egli faceva parte) per il loro mal considerare il volgare e il continuare ad utilizzare una lingua destinata a perire.Inoltre in quel periodo, negli ambienti letterari, cominciava a farsi strada un'altra lingua romanza, il francese, ma Dante volle dimostrare che l'italiano era forse ancor piu' bello.
Ed ecco che, contro l'abitudine di quel periodo e a dimostrazione di quanto detto sopra,
decise di scrivere in volgare italiano la sua "Divina commedia".

Eccoci giunti alla conclusione del mio articolo al rovescio e quindi devo finire con quelle parole che tanto mi hanno colpito e ispirato questo articolo.
Sono di Dante Alighieri; egli volle, come ho già scritto, dire che il latino e le altre lingue "campanilistiche" stavano morendo per lasciar spazio alla nuova lingua italiana e nel Convivio lo disse così:

"questo sarà luce nova, sole novo, lo quale surgerà dove l'usato tramonterà,
e darà luce a coloro che sono in tenebre et in oscuritade per lo usato sole che a loro non luce"
 


Ciao da Preve

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