Ott
07
2009
come puo' essere diversa la vita a soli 20 km di distanza...
Scritto da Preve
Prendo spunto dai commenti di una notizia (per me poco interessante) riguardante la consolle Nintendo Wii. Se proseguirete scoprirete che l'argomento da me trattato non ha nulla a che vedere con la suddetta consolle.
I commenti erano inerenti all'uso della Wii come sostitutivo dell'attività fisica.
Giustamente, secondo me, molti commenti dichiaravano che piuttosto di rimanere passivi a guardare la tv o restare seduti a giocare col la xbox360 o la Playstation, sarebbe stato meglio giocare in movimento con la Wii.
Ovviamente ben piu' d'accordo mi son trovato con quelli che suggerivano di giocar pure con una classica consolle o di guardare la tv, ma per il resto, di fare della vera attività fisica o per lo meno di trascorrere il tempo all'aperto.
Tra questi ultimi un ragazzo sosteneva che:
"preferisco giocare a PES (e quindi ad una classica consolle e non con la Wii NDR).
Per gli esercizi c'è palestra/piscina/parco"
Ecco, è questa affermazione che mi ha fatto pensare: palestra/piscina/parco
Io abito ad una quindicina di chilometri (qualcosa di più) dalla città e percio' mi posso ritenere un abitante della campagna (o territorio rurale che fa piu' figo) ed è strano osservare come a così breve distanza, le abitudini di una persona possano cambiare a causa dell'ambiente circostante.
Per chi studia o lavora in città poi questa sensazione è più marcata.
Si prende il treno e la "strada" comincia a scorrere, dai finestrini si susseguono terreni incolti, terreni coltivati e di tanto in tanto piccoli agglomerati di case.
Successivamente questi agglomerati cominciano ad aumentare sia di dimensioni che di frequenza per poi diventare chiazze di palazzoni stretti stretti come a volersi scaldare da un rigido inverno, circondati da piccole distese di campi coltivati.
Infine, tutto d'un tratto... BOOOM!!! palazzi e palazzi, poi palazzi e ancora palazzi: siamo giunti nella città.
Immagino che questa sensazione sia sentita ancora di piu' nelle zone dell'Emilia-Romagna e del basso Veneto, dove li le distese di campi coltivati sono veramente immense con piccoli agglomerati di case a distanze considerevoli l'uno dall'altro (per chi non li ha mai visti pensate a Brescello, il paesino di Don Camillo e Peppone).
Credo abbiate, a questo punto, colto il fulcro del discorso:
chi vive in città parla del parco, unica possibilità di poter godere del verde offerto dalla natura e gentilmente risparmiato dal comune di turno (a questo proposito si veda il "bosco di Gioia" a Milano).
E' quello il loro posto per potersi sentire immersi nella natura, dove poter trascorre qualche ora con gli amici lontano dal grigio che circonda le loro vite.
Io invece, pensando al verde, penso al mio giardino di casa, ai miei campi o comunque ai campi che circondano la mia casa..
Insomma, mi ritengo decisamente fortunato di poter provare queste sensazioni di libertà.
Potreste obiettare che la città ha tutta una serie di vantaggi... certo, ma quello è un altro discorso cui non voglio soffermarmi oggi.
E non vorrei nemmeno che vi concentraste sulla "quantità di verde", ma solo sul fatto che a breve distanza vi siano situazioni così diverse che giocoforza vanno ad influenzare la quotidianità.
Pensate a qualche anno fa, quando ci si ritrovava con gli amici a giocare, ad ascoltare musica, a chiacchierare nel giardino di qualcuno, magari con l'aggiunta di una piscina di gomma o con la consacrazione della giornata mediante una guerra di "gavettoni".
Ora che siete forse piu' cresciuti (mica tutti quelli che leggono hanno 25-30 anni!!) trascorrete qualche ora a fare giardinaggio o a coltivare l'orto oppure a fare una passeggiata nei campi vicini...
E poi rispostiamo l'ottica di pochi chilometri e troviamo uno stile molto diverso:
I raduni estivi sono nei giardinetti del quartiere o nei parchi della città e magari le attività son le stesse, ma vi è la grande differenza della mancanza di intimità, si è comunque in un luogo pubblico e non si puo' negare che l'atteggiarsi di ciascuno di noi cambia, a volte anche radicalmente, tra l'ambiente privato (o comunque ristretto) e quello pubblico.
Poi vi sono le piazze, le vie del centro, le "visite guidate dalle vetrine"...
Ora, non immaginiamo quelli piu' sopra (i campagnoli) con le bretelle, a piedi scalzi che giocano con i covoni di fieno..
Anche in campagna si va in piazza, al bar, in gelateria, si guardano le vetrine...
Non dovete leggere in modo superficiale quello che ho scritto.
E' ovvio che vi sia un appiattimento delle abituduni (si potrebbe anche questo chiamare "globalizzazione"), ma voglio ripetermi: non si puo' negare una differenza di fondo piuttosto sostanziale, derivata proprio dall'ambiente che ci circonda, e per ambiente intendo proprio il paesaggio, cio' che vediamo guardando fuori dalla finestra.
Voglio concludere sperando di essere riuscito a far capire il senso di tale antarticolo e magari di aver suscitato una qualche sensazione.
Mi perdonerete poi le ripetizioni, ma ci tenevo ad imprimere determinati concetti cercando di estromettere dal discorso altri aspetti sicuramente non secondari, ma estranei al ragionamento qui riportato.
Ciao da Preve




Commenti
Ero incerto, al termine della scrittura, se pubblicarlo nella sezione "caro diario..."
Poi per una serie di valutazioni ho confermato la scelta iniziale di pubblicarlo su "antarticolando".