Sei di fretta? Fermati
Scritto da Preve

Sveglia ore 05.55 come tutte le settimane, ma con la differenza di non essere riuscito a dormire tutta la notte.
Parto e per strada un furbone con un furgone si immette da una laterale senza rispettare lo stop, mi si piazza davanti e mi fa percorrere buona parte della mia strada ai 40 km/h.
Colonna per immettersi alla rotonda prima del parcheggio scambiatore; pazienza, è normale dato che sta piovendo.
Parcheggio e riesco a trovare un posticino comodo in piedi (cosa rara a quest'ora) nel tram che mi porterà all'università.
Guardo l'ora, e sono un po' in ritardo, ma vista la rapidità con cui si arriva in centro, nessun problema.
Parte il tram, ma alla terza fermata le porte non si chiudono.
Il mio primo pensiero è che si sia rotto.
Cominciano i brusii della gente perché temono di giungere in ritardo al lavoro/scuola.
Poco dopo si scopre che un poveruomo si era sentito male nel tram ed era stata chiamata l'ambulanza.
L'ambulanza è arrivata abbastanza rapidamente e ha portato in ospedale il signore che speriamo ora stia bene.
Perché ve l'ho raccontato?
Perché se dalla parte delle istituzioni (autista APS e 118) c'è stato un comportamento impeccabile, non altrettanto puo' dirsi per gli ospiti del tram.
Nonostante si fosse rapidamente sparsa la notizia che eravamo fermi perché una persona si era sentita male, il livello di brusio dovuto a lamentele era in continuo aumento.
Senza contare poi gli stupidi discorsi di ragazzine che a voce altissima se ne strafregavano di cio' che stava accadendo: o meglio, l'unico riferimento alla situazione era la possibilità di perdere un'ora di lezione (evvai!!!).
Certo, comprensibile, ma anche scontato e quindi non vi era la necessità di "starnazzarlo" al mondo consultandosi con gli amici da un capo all'altro del tram.
Comprensibile anche la preoccupazione di non arrivare in tempo per i lavoratori, ma porca pupazza, non eravamo fermi per qualche sciocchezza:
una persona stava male!
Possibile che la fretta, il trantran quotidiano ci abbia veramente resi così impermeabili a queste situazioni?
Cosa contano le ore, gli impegni da rispettare in questi momenti?
Serve una catastrofe collettiva per dire: fermiamoci!?
Ciao da Preve
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Commenti
La gente non era indifferente al fatto, ma anziché vedere la cosa come un momento di dispiacere e quindi di appoggio ad una persona sofferente, quell'istante era una brusca interruzione alla quotidianità: un ostacolo al rispetto della routine quotidiana.
Questo era il segnale che piu' tenevo passasse.