..aspettando Godot!
Scritto da Vale

Aspettando Godot, del Teatro Stabile di Genova, in scena a Padova
Ho avuto la fortuna di vedere finalmente questo spettacolo, un’opera teatrale così rivoluzionaria e densa di significato, ma anche difficile da capire perché sembra essere stata messa in scena per destabilizzarci.
È proprio quello che ho pensato con un’amica, a metà spettacolo: cos’avrà mai pensato la gente che veniva a vederla quando è stata scritta, di fronte ad uno spettacolo in cui non succede assolutamente nulla, e l’oggetto del tutto è l’attesa?
Non c’è nulla di più comico della tragedia, ha scritto Beckett, e “Aspettando Godot” è una tragicommedia, costruita intorno alla condizione dell’attesa di cui sono protagonisti due strani personaggi, Estragone e Vladimiro, che per due atti si ritrovano sotto un albero spoglio in aperta campagna, nel luogo in cui Godot ha dato loro appuntamento. Non sanno nemmeno esattamente chi sia Godot, ma sperano che potrà aiutarli quando arriverà. In questo spazio nello stesso tempo astratto e concreto, i due sembrano usciti da una comica del cinema muto, come due personaggi da cabaret, dove la fantasia può avere il sopravvento sulla morte e far trionfare sul palco un insieme di numeri comici, mondo interiore, gestualità e divertenti paradossi, come forse è la nostra vita. I due personaggi sono opposti e complementari, nonostante non si sopportino non riescono a separarsi.
Nella produzione del teatro stabile di Genova, che ho potuto vedere a Padova, il paesaggio ricreato dalla scenografia è molto concreto, ricrea letteralmente il “paesaggio di campagna, con albero”, e rende davvero l’idea dell’abbandono e del paesaggio brullo. Il gioco di ombre e luci che rende l’idea del tempo che passa, il sole compie il suo percorso nel cielo, e alla fine di ogni atto i due si ritrovano a guardare la luna nel cielo.
Quest'opera fortemente sperimentale, scritta da Beckett nel 1953, viene oggi guardata come una grande opera, da annoverare tra gli spettacoli che hanno fatto la storia del teatro, e in questo caso ne hanno sconvolto il corso. La grandezza della commedia non sta nel fatto che arriverà Godot, ma del cosa accade mentre i due aspettano: cose reali e concrete, fatte per “passare il tempo”, ma che portano una profonda riflessione sul senso della vita e sulla condizione umana. il dialogo non porta mai all’azione, deve solo mitigare l’agonia dell’attesa, e quando ridiamo, ridiamo all’infelicità umana, non ai personaggi in se e per se. Spesso i personaggi di Beckett sono vecchi e malati, e rappresentano la condizione umana segnata dalla sofferenza e dall’assenza del senso della vita.
In questa produzione due interpreti eccezionali, Eros pagni e Ugo pagliai, danno all’opera carattere e profondità altissime. e' stato dato un carattere particolarmente forte anche alla coppia Pozzo e Lucky, che rappresentano la relazione tra schiavo e padrone. Pozzo assume una teatralità molto marcata, quasi da commedia dell’arte. Sono talmente tante le sensazioni che quest’opera trasmette al pubblico, come anche le riflessioni sull’uomo, su Dio, sulla vita umana, che sarebbe difficile raccontarle tutte qui. Di sicuro è uno spettacolo che merita di essere visto, e spero di avervi dato uno stimolo per farlo in futuro.
Vale
