La cucina totalitaria
Scritto da Vale

"I russi non vanno al ristorante per mangiare e bere: questo lo possono fare a casa loro. Se escono è per fare baldoria. E allora dev’essere permesso tutto quello che a casa non osano per motivi di sicurezza: canti, danza del ventre, appendersi al lampadario...”
Al ritorno dalle ferie vi voglio consigliare la lettura di questo libro, che mi ha allietata durante i momenti di relax . Adatto per chi, come me, adora sapere anche che sapore ha una particolare nazione. È un libro divertente e illuminante, che ci svela tra le risate dei tratti profondi delle popolazioni di cui parla. Con grande ironia l’autore, un russo emigrato a Berlino prima della caduta del muro, ci da uno spaccato delle repubbliche sovietiche, tra strani personaggi ed episodi al limite dell’assurdo.
Ogni capitolo è dedicato a una delle ex repubbliche dell’Unione Sovietica, ed è strutturato così: un paio di pagine in cui l’autore descrive la storia del paese con ironia e autocritica, seguito da qualche episodio legato al paese che ci sta raccontando. Assaggerete il Charko piccante con un vicino di tavolo poco simpatico, vedrete un soldato che frigge le patate con un ferro da stiro , un giovane studente della ex DDR che viene rimpinzato di polpettine fino quasi a morire e così trova moglie, soggiornerete nei locali più alla moda di Mosca in un viaggio pieno di sorprese. Alla fine di ogni capitolo la moglie Olga presenta una serie di ricette tipiche della regione appena trattata (piatti a base di aglio, le patate arrosto bielorusse, i pel’meni siberiani, il borsh e tantissimo altro) tutte regolarmente testate dagli amici della coppia rastrellati nella comunità russa di Berlino.
Si capisce in fretta che sappiamo poco di questi luoghi, e che spesso le nostre idee sono condizionate da pregiudizi e luoghi comuni. È proprio per questo che l’autore ironizza e ridicolizza sia le popolazioni locali di cui sta parlando, sia i pregiudizi che i russi stessi hanno nei confronti degli abitanti delle Repubbliche dell'ex Unione Sovietica. A poco a poco si distruggono i nostri luoghi comuni sulla Russia, ad esempio, i russi non vanno pazzi per il caviale come si tenderebbe a pensare, anzi... Il vero simbolo del lusso in cucina per loro è l’ananas. E ancora, nessuno penserebbe mai di mangiare caviale con la vodka, perché l’accoppiata perfetta è solo con i cetriolini sottaceto.
Kaminer rimedia alla nostra ignoranza regalandoci una descrizione delle repubbliche sovietiche attraverso le ricette della tradizione, da quelle piccanti del Caucaso a quelle ucraine a base di aglio, quelle esotiche dell’Asia, e quelle salutari del Baltico. Il libro è un mix di geografia politica, storia dei costumi e cucina, arricchito da aneddoti esilaranti, incontri strani ed esperienze della gioventù realsocialista e della maturità postcomunista berlinese.
Titolo: 'La cucina totalitaria'
Autore: Wladimir Kaminer.
Edizioni: Guanda
Pagine: 192



