L'isola sotto il mare
Scritto da Vale

“Balla, balla, Zaritè, perché lo schiavo che balla è libero…finché balla”
Le prime pagine di questo libro mi hanno catapultata in una dimensione parallela, come sempre riescono a fare i libri della Allende. C’è un che di magico che tocca delle corde particolari del mio sentire, e mi ritrovo sempre a vivere con i personaggi le loro vicende, non a leggerle semplicemente. Il realismo magico di questo libro si avvicina a quello di altri romanzi precedenti, ma al tempo stesso se ne scosta, perché le atmosfere vengono create anche dall’invocazione dei Loa, le divinità Vodoun che gli schiavi africani hanno portato ad Haiti dall’Africa.
Ho apprezzato moltissimo l’approfondimento che la Allende ha fatto della cultura africana, e ho rispolverato così la mia conoscenza e i miei (limitati) studi di questa letteratura e cultura. Riti, musiche, simboli, abitudini, coscienze e usanze profonde, che avevo così tanto apprezzato nella semplicità rimbombante di Achebe, le ritrovo tutte qui: la cultura africana, pronta a risvegliarsi dal colonialismo che la schiaccia nelle piantagioni. Questa nota la ritroviamo nella voce stessa di Zarité, la protagonista, che parla in prima persona procedendo con la cadenza ritmica del racconto orale. Questi capitoli si concludono con frasi di rito, come “Così ricordo” , “Così è”, come a sottolineare la distanza tra la semplicità eppure profondità del racconto orale di una persona illetterata, e la narrazione storica principale. È come se la voce di questa donna fungesse da controcanto, confronto e smentita, come se un sottofondo di tamburi e fisicità ci accompagnasse per tutta la durata del romanzo.
Questo romanzo storico ci porta nei Caraibi di fine ‘700, uno tra i più intricati coacervi di razze, religioni e culture che la Storia ricordi. Proprio per questo vediamo intrecciati soldati europei, padroni di piantagioni e schiavi neri, prostitute, frati cattolici, pirati e sacerdoti Vodoo.. La storia ha inizio nel 1770, Santo Domingo, ora Haiti. Zarité, detta Tété, una mulatta di nove anni, viene comprata da Toulouse Valmorain come schiava personale della moglie, e la sua vita sarà segnata dal dolore. Diviene preda dei desideri del padrone, da cui avrà due figli, assisterà amorevolmente la moglie di lui, facendo da mamma anche a suo figlio, e proverà per il giovane Gambo le emozioni dell’amore vero, anche se per un periodo troppo breve.
Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell'isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com'è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l'ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà.
Le conseguenze della rivoluzione francese si faranno però sentire anche ad Haiti, e la furia e la violenza dei neri sui bianchi sarà terribile, inarrestabile, punizione per i soprusi dei bianchi. Tetè aiuterà il suo padrone a salvarsi, con l’aiuto del giovane nero che ama, solo per amore dei bambini, e chiede in cambio l’emancipazione per se e sua figlia Rosette. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l'affrancamento degli schiavi. Zaritè nel suo piccolo spicca con il suo coraggio e la fede nella libertà e nella dignità.
Quello che accomuna Zaritè alle altre eroine è la passione, che non la lascia mai nella sua lunga vita fatta di sopportazione. Solo alla fine Tetè riuscirà a trovare una strada serena ed un porto sicuro, anche se forse diverso da come lo aveva sognato.
Nella sua strada Zaritè incontrerà molte altre donne, forti, decise, crudeli o fragili, ma comunque migliori degli uomini, che tranne rare eccezioni, vengono spesso rappresentati come troppo violenti e incapaci di sentimenti d’amore e compassione. Troviamo Violette Boisier, cocotte mulatta che fa impazzire gli uomini, che amerà disperatamente il marito ed il figlio adottivo, Tante Rose, la guaritrice della piantagione di Saint Domingue, Rosette, la figlia di Teté, viziata, bella e audace; Eugenia, la prima moglie di Valmoirain, e la crudele Hortense, che sposerà in seconde nozze proprio Valmorain, riuscendo a sottometterlo a lei completamente. Le donne descritte sono state dimenticate dalla grande Storia, ma diventano qui eroine di un mondo perduto, capaci di gesti enormi e con una forza d’animo incredibile, se confrontata con quella degli uomini che dovrebbero difenderle.
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