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Ott
13
2010

A un cerbiatto somiglia il mio amore

Scritto da Vale

1

Il libro più emozionante che abbia letto negli ultimi tempi.

Uno di quei libri per i quali non si dorme bene la notte, ci si sente stringere lo stomaco, si piange..quando si può davvero definire un libro un viaggio dentro l'essenza della vita umana.
Il titolo ci riporta ad un versetto del cantico dei cantici di Salomone, quasi a farci capire fin dall’inizio che nonostante  la situazione sempre instabile e difficile di Israele, dove viene ambientata la vicenda, sarà sempre l’amore a vincere, a sopravvivere nelle forme meno consuete, a farsi spazio e a riconquistare posizioni perdute.
 

Orah, Ilan e Avram si conoscono adolescenti, quando restano chiusi nel reparto di isolamento dell'ospedale di Gerusalemme durante la Guerra dei Sei giorni. La prima parte del libro non è che  l'eco delle loro voci nel buio delle stanze, i loro sogni di ragazzi, le preoccupazioni, le ambizioni. La loro amicizia sarà qualcosa di profondo, che si porteranno dentro per il resto della vita. Orah, che finirà per sposare Ilan, era in quel periodo la sua ragazza e l’amica amatissima di Avram, anche se i ruoli ogni tanto si confondevano. Il loro legame verrà suggellato dalla prigionia di Avram, dalle sue cicatrici e dagli orrori della guerra dello Yom Kippur, dei successivi infiniti ricoveri, cure, interrogatori, riabilitazioni, dell’amore a lui dato e di quel pezzo di lui che non sarebbe mai più tornato dalla prigionia.

Con un salto temporale ci troviamo davanti Orah, ormai separata da Ilan, che riflette su cosa ne è stato della sua vita e del suo ruolo di madre per i suoi figli, Adam e Ofer. Quest’ultimo, alla vigilia del congedo militare, decide di partecipare ad un’incursione in Cisgiordania, ed Orah, preda di un oscuro presentimento, decide di lasciare tutto e partire, percorrendo a piedi il sentiero nazionale di Israele, con zaino e tenda, su quel percorso che aveva progettato con il figlio come una vacanza. Questa fuga serve a proteggere suo figlio come in una sorta di voto: ella non resisterebbe all’incubo di essere svegliata una notte per sentirsi annunciata la disgrazia, e per questo si mette in moto, ed una forza più grande di lei la trascina via.  Forse proprio per proteggere suo figlio Orah trascina con lei in questa avventura anche Avram. Non si vedono da vent’anni, e noi non sappiamo nulla di ciò che è successo tra loro, e del perché non si sono più visti.

Questo libro racconta l'enorme amore di una madre per suo figlio, l’amore di una donna che ha amato tanto ed è stata amata tanto, che ha molto sofferto e si ritrova in un’età in cui può forse tirare le somme della sua esistenza. La generazione di Orah, Ilan e Avram è rimasta distrutta dalle proprie speranze nel futuro, pensando che non avrebbero ripetuto gli errori e gli orrori della generazione dei loro genitori, e che si trovano ora con una guerra ancora in corso, una vita mutilata dalle sofferenze e dalle difficoltà, senza più speranze. Questo libro ci parla della situazione palestinese ed israeliana, della visione e costruzione dello stato di Israele. La verità è che nessuno ci restituisce il passato, ma possiamo ricordarlo perché ci aiuti ad andare avanti, e si può godere dei rapporti con gli altri, che anche se dolorosi ci fanno ritrovare parti di noi stessi.

Lungo il sentiero, passo dopo passo fluiscono anche i ricordi di Orah, che inizia a costruire per Avram un’immagine della vita vissuta negli ultimi vent’anni, di cos’è stato di loro, e di quanto dolore ha portato la terribile vicenda che ha coinvolto le coscienze di tutti. Tra sorgenti e sentieri di foglie secche, fiori di camomilla, orchidee selvatiche, valli e rilievi, cime e laghi, Orah racconta la sua vita con ondate di nostalgia. Ma è di Ofer che lei vuole parlare, di questo figlio in guerra che le fa male nel corpo, lo sente sotto il cuore, un'ombra che attanaglia e si rigira dentro. Ed è proprio con Avram che deve parlare, è lui, solo lui che potrà ricordare e rendere giustizia a quello che è stato..  salvando Ofer dall’oblio del ricordo lo potrà salvare anche dalla morte. Avram, rimasto a lungo chiuso in se stesso, dopo la prigionia e le torture degli egiziani, è un tramite che fa delle pagine di Grossman un romanzo di speranza e di ritorno alla vita. 

Il viaggio diventerà la ricerca di una meta, la scoperta che quello che si credeva morto e sepolto in realtà è vivo, diventerà amore. Credo che pochi autori si espongano così come ha fatto Grossmann, e spero davvero che per lui questo libro sia stato compagno e cura per quel figlio perso, e la cui morte aveva tentato, come Orah, di esorcizzare.

Buona lettura da Vale


Titolo: A un cerbiatto somiglia il mio amore

Autore: David Grossman

Edizione: Mondadori

Pagine: 781

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