Ritratto in Seppia
Scritto da Vale

Libro dopo libro, mi rendo conto di non aver mai letto nessun autore che come la Allende riesca a descrivere l’amore. L’amore come sentimento e come azione, i dettagli, il sesso, le emozioni.
Questo romanzo fa da ideale secondo episodio di una trilogia che comprende la “Casa degli Spiriti” e “La figlia della fortuna”, narrando la storia di Aurora del Valle.
Ripercorriamo gli anni prima della sua nascita, fino al momento più doloroso della sua vita in cui dovrà lasciare i nonni materni, che l’hanno cresciuta nel fumoso quartiere cinese di San Francisco, Eliza e Tao Chi’en. La bambina sarà catapultata nella famiglia di Paulina del Valle, coraggiosa e anticonformista donna d’affari, (che avevamo incontrato ne "La figlia della fortuna" e che qui assume il ruolo di protagonista) ma nel suo passato rimarrà per sempre un buco nero che la accompagnerà nei suoi incubi. Dalla California la famiglia si trasferirà dopo pochi anni in Cile, luogo in cui Aurora vive in prima persona il periodo sanguinario delle guerre e dei massacri della fine dell’Ottocento, gli intrecci personali, gli amori e le separazioni degli altri componenti della famiglia, come la vicenda di Severo e Nìvea, genitori di Rosa e Clara de “La casa degli spiriti”.
Lei e la nonna intrecciano un rapporto molto speciale, basato non solo sull’affetto ma anche sulla complicità, diventando forse l’unica a riuscire a far breccia nel suo carattere duro e risoluto, ma sotto sotto dolce e accondiscendente. Grazie agli ampi orizzonti culturali di Paulina, Aurora riceve un’educazione progressista, sicuramente all’avanguardia per la sonnolenta nobiltà cilena in cui vivono.
Aurora e Paulina riempiono le pagine di questo libro con la loro personalità, la prima timida e insicura, turbata da fantasmi passati e incomprensioni irrisolte, la seconda con la sua irruenza e anticonformismo. La scoperta della fotografia è avvenimento cruciale nella vita di Aurora, che comincia a ritrarre indios, diseredati, poveracci e poi anche i suoi familiari. La vera lezione di questo libro è che dobbiamo imparare a guardare oltre le apparenze e arrivare al cuore dei sentimenti: Aurora capisce di riuscire a farlo con la fotografia, che penetra oltre la patina della realtà per svelare i veri fili che passano attraverso le cose e le persone, e le verità a prima vista nascoste.
E’ proprio attraverso i sentimenti che emergono a piena voce dalle sue fotografie che comprende il segreto di suo marito, Diego Dominguez, conosciuto a Parigi durante un lungo viaggio in Europa con la nonna. L’angosciata separazione dal marito e la successiva morte di Paulina porteranno Aurora a indagare nel suo passato ormai perduto, che da sempre sente oscuro e causa di angosce inspiegabili. Nonna Eliza, finalmente ritrovata, aggiunge i tasselli che le mancano per fare chiarezza, permettendo così ad Aurora, insieme a tutte le fotografie degli anni passati, di raccontare finalmente la storia della sua vita.
Aurora sceglie di vivere la sua vita, cercando di uscire dalla situazione di sofferenza e difficoltà in cui è caduta, e vivere così libera dai condizionamenti di una società giudicamente come quella cilena. I personaggi della Allende sono sempre in continua evoluzione, sempre alla ricerca della stabilità, e felici di poter vivere la loro vita a modo proprio.
E così il racconto della sua vita non può per forza di cose essere una nitida fotografia, ma si adatta più a un ritratto in seppia.
Vale
Titolo: Ritratto in seppia
Autore: Isabel Allende
Pagine: 267
Editore: Feltrinelli
