Comandante ad Auschwitz
Scritto da Preve

Mi riesce difficile descrivere questo libro e ancor più difficile spiegare perchè lo consiglio così caldamante, ma ci proverò.
Il libro è un diario e un diario spesso viene scritto principalmente per se stessi.
Questo invece è chiaramente rivolto al mondo intero; l'autore sembra voler chiedere di ascoltarlo prima di essere giudicato, ma, aspetto importantissimo, non vuole giustificarsi.
Chi è l'autore? E' Rudolf Höss un ex-ufficiale delle SS, comandante di Auschwitz dal 1941 al 1943. Fu lui a trasformare il piccolo campo di concentramento in quello che noi oggi ben conosciamo.
Egli narra nella prima parte della sua infanzia, poi della sua adolescenza (a 16 anni è volontario nella prima guerra mondiale) per arrivare, dopo una pausa come agricoltore, alla carriera nelle SS, subito assegnato al lavoro nei campi di prigionia.
Con questo percorso egli vuol farci capire che è una persona normale, come qualunque altra.
Non si puo' negare che vi siano alcuni risvolti psicologici che impediscono di collocarlo come persona qualunque, ma non riesco a condividere la postfazione di Alberto Moravia (che lo vede come una sorta di mostro "nella media") e condivido perfettamente invece quella dello storico Martin Broszát (postfazione che nell'edizione tedesca è invece la prefazione): Rudolf Höss era una persona nella media, come lo è la maggior parte di noi.
La parte forse più difficile del libro è quando Höss parla con assoluta normalità dei problemi che dovette affrontare nel campo di concentramento, delle difficoltà nel rispettare gli ordini (tra i quali lo sterminio) con le poche risorse disponibili e con l'ostacolo di una squadra di sottoposti corrotti e incapaci.
In sostanza tratta la questione come stesse parlando di una qualunque fabbrica: ed è qui il fulcro del libro; egli si dichiara dispiaciuto, ma in cuor suo diventa lampante che, al momento della scrittura, non si è ancora reso conto di quel che ha fatto. Egli capisce che uccidere è sbagliato, ma egli non ha ucciso; ha solo svolto il proprio dovere nei confronti del sistema superiore a cui lui è devoto. E ritiene di averlo fatto bene date le difficoltà.
Ma la sua devozione e obbedienza non è per Hitler o per il nazionalsocialismo, ma per il Sistema, che nel periodo Nazista è Himmler in vece del nazionalsocialismo e di Hitler, ma che poi diventano gli organi che lo stanno giudicando come criminale di guerra (e che poi lo condanneranno a morte).
Egli racconta tutto (quasi tutto) ai suoi inquirenti, collabora pienamente con la giustizia, ma non perchè ritenga di aver fatto qualcosa di male, ma perchè in quel momento sono loro i suoi "superiori" e suo dovere è quello di collaborare da buon soldato.
Mi sono dilungato su queste riflessioni e non sul mero contenuto del libro per cercare di rispondere alla domanda rivoltami: perchè leggere il diario di una tale persona?
Perchè questa lettura scaturisce una profonda riflessione che puo' condurre a diverse conclusioni.
La mia è una conferma ulteriore all'idea fattami con la lettura di moltissimi libri sul nazismo:
Come hanno potuto milioni di tedeschi rimanere immobili, quasi indifferenti a questo orrore?
La mia risposta è: lo hanno fatto come lo faremo noi se dovesse capitare oggi o domani.
E questa mia conclusione capisco possa essere difficile da accettare e andrebbe giustificata con un lungo discorso che non è il caso di affrontare in questa recensione.
Non posso che consigliarvi questa importante lettura, magari dopo esservi fatti una salda cultura sul periodo nazionalsocialista per non incorrere in fraintendimenti o superficiali conclusioni.
Ciao da Preve
Titolo: Comandante ad Auschwitz
Autore: Rudolf Höss
Traduttore: Giuseppina Panzieri Saija
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi tascabili. Saggi
Pagine: 255
